18/08/2011

BE-LUX 2011 - A brotherhood experience

DSCN2706.JPGMese di Luglio 2011, segnato da due sole date: lunedì 25 Luglio, prima parte dell'esame di OSC, e venerdì 29 Luglio, seconda parte dell'esame di OSC. Dopo un mese di stop di assoluto turismo a Londra, ricominciare a studiare in Italia è stata un'impresa difficilissima. La mente non era con me. Tornava indietro all'Erasmus, si distraeva alla minima distrazione, pensava e ripensava a nuove domande presentatesi a posteriori dell'Erasmus, rimurginava invece su vecchi problemi che non trovano soluzione.

In tutto questo, una metà è passata, l'altra no. La cosa mi ha buttato giù parecchio, anche se magari l'ho dato poco a vedere. Capita, mi è già capitato, avrei potuto fare di più, tutto qui, se, come vi ho già introdotto, la mia mente fosse stata concentrata. La constatazione che mi strugge è che la concentrazione non la vedo neanche all'orizzonte. In tutto ciò però c'è un'unica grande luce: il viaggio in Belgio. Questo viaggio, in cui rivedrò Damien, è un faro in questo mese, dal momento che ho prenotato ho iniziato a studiare più proficuamente, il mio umore è migliorato, solo i problemi irrisolvibili continuano a non risolversi ma ad essere rimandati. Così però ho aggirato il mal di fine Erasmus tornando, per una piccola parentesi, in un Erasmus alternativo. Certo che non è una soluzione, ma le ultime due settimane le ho passate con il sorriso, la forza di volontà e il buon umore che mi hanno mandato avanti. Parlando su Skype con Damien i messaggi erano per lo più contrassegnati dal simbolo ":D".

PROLOGO: Arriva venerdì, fallisco l'esame, nonostante tutto si va alla festa di fine esami. Dico la verità, sono stato tentato più volte in questa giornata di non andarci, ma ho sempre pensato e consigliato agli altri che, quando si è di cattivo umore, rimanere da soli non fa che peggiorare la soluzione. Andiamo con Giordano a casa di Alessandra, festa a bordo piscina. Ci sono praticamente tutti: Luca, Benedetta e il suo ragazzo, Moreno ed Alessandra sua (persona che ogni volta che vedo conferma tutta la mia simpatia), Federica, Gianluca, Gepp, ma soprattutti noi Marco! Tornato da Milano, finalmente. Antipasti, pizza, Tato, bagno in piscina notturno e tanti, tanti messaggi di Damien: perché lui è fatto così, chiuso, riservato, non ti cerca mai per primo perché in genere fai prima tu a cercarlo, ma quando è felice (e sono contento che il mio viaggio in Belgio lo renda felice già prima di arrivare) ti bombarda di sms. Mi godo la serata a Roma, devo dire che i miei compagni di università si stanno rivelando dei veri amici, sento intorno un affetto e un interesse che va ben oltre il rapporto di colleghi.

INTRODUZIONE: Dormo pochissimo, la sera si fa comunque tardi, ultime cose da mettere in borsa e la mattina prestissimo mi alzo, mia madre mi accompagna all'aeroporto di Ciampino. Controlli fatti, manca un'ora e mezza all'imbarco, penso tanto, penso più che a quello che mi accadrà a cosa mi sto lasciando alle spalle, al fatto che sto scappando da una vita che stento a risentire mia. Salgo in aereo, dormo tutto il viaggio, sotto di me un tappeto di nuvole. Mi sveglio vicino Bruxelles, fuori piove, prendo un pullman, direzione centro, sull'autobus il sonno non c'è più. Guardo fuori le gocce di pioggia sul vetro, rispecchiano il mio umore, sembra che ho i poteri sul clima. Non mi rendo minimamente conto di quello a cui sto andando incontro. Arrivo alla stazione, un sms di Damien mi dice che mi aspetta in giro. Entro dalla prima porta, ed eccolo lì: le nuvole (interne) spariscono in un abbraccio. Finally I did it, I am here! Da questo esatto momento alla fine di questa vacanza di quelle nuvole neanche più l'ombra.

DIARIO DI VIAGGIO
SABATO: visita di Bruxelles, Damien mi fa ripercorrere quello che sta sulla mappa che già ha visitato una volta. Vedo il centro storico, la Grande Place con i suoi edifici centrali (municipio, ...) , la cattedrale, il bambino che piscia (traduzione letterale del Manneken Pis), i fumetti sui muri, giardini, fontane, il palazzo reale, la Corte di Giustizia (bellissima). Dopo pranzo il quartiere europeo con gli edifici dell'Unione Europea (una sede del Parlamento, la Commissione Europea, la piazza del Cinquantenario, monumenti all'Euro, sedi delle Commissioni Parlamentari). Rientro in serata a Mont-Saint-Guibert.
DOMENICA: visita a Lussemburgo. Anche qui, cartina alla mano, visita del centro storico con i soliti monumenti (cattedrale, municipio, palazzo granducale, Camera dei Deputati, statue equestri, fontane, giardini, un cimitero), dopo pranzo il quartiere europeo (sede della Corte dei Conti, della Corte di Giustizia, uffici parlamentari, piscina, tutto in stile moderno). Nota a questo viaggio l'avventuroso percorso dal centro alla collina col quartiere europeo. Seguendo una strada indicata sulla mappa ci siamo trovati (io ero anche vestito in camicia perché il Lussemburgo mi sembrava uno stato elegante) a scendere dal centro storico, attraversare un ponte sul fiume, risalire una collina brulla, scavalcare una rete, attraversare dei binari della ferrovia, entrare in un bosco, oltrepassare una staccionata, finire la scalata della collina per poi ritrovarci a ridosso di una fortezza ormai rudere. Dalla fortezza, per raggiungere i moderni edifici europei alle spalle, abbiamo dovuto seguire strade o salire sulle mura del forte che però a volte portavano a vicoli ciechi o a zone in cui si poteva solo che saltare un piccolo precipizio se non si voleva tornare indietro. Per inciso, al ritorno dal quartiere europeo, abbiamo fatto la strada più lunga, con un ponte che univa le due colline, molto meno avventuroso, ma più semplice.
LUNEDÌ: Damien va a lavoro, io mi riposo tutta la mattinata, esco a fare spesa verso mezzogiorno, rientro pranzo e sistemo le foto dei due giorni precedenti. Verso le 18.00 esco per un giro turistico Mont-Saint-Guibert, vado a prendere Damien al treno che arriva alle 19.02, torniamo a casa, cena e chiacchierata.
MARTEDÌ: Damien sempre a lavoro, io prendo il treno con lui, ci dividiamo, vado a visitare la città di Anversa. La raggiungo in due ore. Visito, mappa e guida alla mano, la città per i suoi principali monumenti. Tante chiese, la cattedrale gotica brabantina, la stazione del treno, il castello sul fiume Schelda, il centro storico, la moderna Corte di Giustizia, i musei di Rubens e Van Dick, un parco, la Banca Nazionale, il palazzo reale e torno indietro solo dando uno sguardo alle infinite vetrine di diamanti e diamanti (ad Anversa c'è un famoso mercato di diamanti). Rientro con Damien, alle 19.02. Ceniamo, ci guardiamo TBBT, poi aspettiamo che la torta si finisca di preparare. A 0.00, sulle note di Happy Birthday, gli faccio gli auguri per il suo 22simo compleanno. Gli do il mio regalo e quello di Giordano, soffia la candelina che gli avevo comprato (mi sono ricordato di comprare anche un accendino), mangiamo un pezzo di torta, e poi a nanna verso l'1.00.
MERCOLEDÌ: Damien va ancora a lavorare, io rimango a casa, la mattina la passo dormendo e sistemando le foto di Anversa. Pranzo verso le 2.00, e rivado a dormre dopo pranzo. Quando mi alzo saranno le 4.00. Devo preparare la cena. Per la cena di compleanno di Damien pensavo di fare le lasagne, ho tutti gli ingredienti, ma solo una teglia, quindi in tre round (nel frattempo Damien ritorna) sforno tre teglie di lasagne. Ne mangiamo a cena una e mezza, una e mezza viene sporzionata e finisce in congelatore, provviste future. Anche stasera TBBT, poi a nanna abbastanza presto.

Ma il diario di viaggio è solo uno scarno resoconto di quello che è successo, necessario, ma non sufficiente a descrivere una Brotherhood Experience.

L'APPARTAMENTO BELGA: l'appartamento di Damien, situato al secondo piano di una villetta, è davvero carino, quattro stanze, un soppalco con altre due, tutte vuote dato il periodo estivo. Entrato lì dentro, mi sono sentito non ospite ma parte dell'appartamento, sarà anche merito di Damien sicuramente, ma si sentiva nell'aria che è stato abitato da studenti. Vedo la cartina dell'Europa che tante volte ho visto dallo schermo di Skype da casa, il divano. Niente era come me l'ero immaginato, ma ripeto l'impressione positiva dell'ambiente.
IL MIRACOLO EUROPEO: girando queste città, specialmente Bruxelles e Lussemburgo, come ai tempi dell'Erasmus ti senti cittadino europeo. Non perdendo l'identità nazionale che ti appartiene, ma aggiungendo a questa il contorno europeo di cui fa parte. Insomma, mi sento italiano, felice di vedere la mia bandiera sventolare per la città, ma felice proprio perché sventolava con le altre. Nazioni rivali, nella storia nemiche, che si sono date battaglia, unite ora negli stessi organi in cerca di un unione degli spiriti dei cittadini. Beh, hanno il mio di spirito, conterà poco, ma io, ora più che mai, mi sento europeo, mi riconosco in questa bandiera, nell'Inno alla Gioia, nell'Euro e i queste istituzioni. E Damien, francese, legato alla sua terra, al suo stato e alla sua storia diversa e spesso contrapposta alla mia, la pensa esattamente come me.
L'OMBRA DI UN COMPLEANNO: chi mi conosce sa che ho festeggiato sempre, ogni anno, il mio compleanno. In modi diversi, ma per me i compleanni sono importanti. È l'unica festa che riguarda veramente la tua persona, è il tuo giorno, ed è un momento in cui puoi pensare a quello che hai fatto, a quello che vuoi fare, a soddisfazioni e insoddisfazioni, a progetti e rimpianti, a ricordi e sogni. Il caso ha voluto che io, con le mie idee, fossi qui in occasione del compleanno di Damien. Per questo ho voluto portargli un regalo, comprare una candelina, mettere una canzone. Sono cose che servono esternamente a dare l'idea di un compleanno. Certo, non c'era la sua famiglia, i suoi amici intorno, i suoi cibi intorno, ma spero che almeno una pallida imitazione di compleanno sono riuscito a crearla, ero davvero felice quel giorno, e lo aspettavo con ansia dal lunedì, e sono contento della riuscita. Ogni tanto qualcosa di buono la combino pure io, magari per caso o per sbaglio.
I PRE-DRINKING... erm... no... I PRE-SLEEPING: di nuovo compagni di stanza, dopo la vacanza a Valencia ospitati da Maria (per la precisione Castello). Di nuovo chiacchierate prima di andare a dormire. Chiacchierate di tutto, timori e problemi miei, dubbi e situazioni suoi, storie passate, progetti future. Domande. Sia uno, sia l'altro, chiede di tutto, senza obbligo di risposta, certe volte sono quesiti impegnativi, specie per l'ora tarda, ma neanche uno è rimasto senza risposta. Io gli ho rivelato dei timori, mi sono tolto dei dubbi, ma per alternare momenti seri agli scherzosi anche una curiosità che mi portavo dentro da mesi. La cosa bella, che davvero mi succede solo con lui e pochi altri, è che certe volte le risposte erano scontate, più una conferma che una vera rivelazione, ma addirittura, cosa unica, certe volte le stesse domande erano scontate. E non solo perché deducibili dai discorsi che si stavano facendo, mi è capitato di esordire con un allora?, e ricevere la risposta alla domanda mai formulata. Beh, è davvero quello che maggiormente porterò nella mia memoria per sempre. E conferma che possiamo rimanere distanti (stavolta sì è stato solo un mese), ma lo smalto non si perde, è troppo forte.

Aggiungere qualcos'altro a questo post lunghissimo? Vi dico la verità, forse mi verrà in mente col tempo, fissare queste impressioni mi basta per il momento. MrAl

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13/08/2011

"Habemus ... Adam" - Il primo ospite

DSCN2634.JPGL'esperienza Erasmus si è appena chiusa, era il 2 Luglio 2011 quando l'aereo mi ha trasportato da una vita parallela all'altra, la mattina un abbraccio d'addio agli amici di Londra (i miei compagni di stanza Albert e Hoon, Adam, Maria, Francesca, Dile, Caterina e Lorenzo), la sera l'abbraccio di benvenuto ai miei amici di Roma (Matteo, Giovanna, Alice, Susanna, Sara e Francesca). Ma questa storia già la sapete.

L'addio Erasmus doveva essere catastrofico. Beh lo è stato, ma non i primi giorni, in cui il tram-tram di riabbracciare tutti, di ritornare alla tua vita di sempre, ti distrae da tanti pensieri. E poi l'inizio immediato dello studio. Un esame da 12 crediti da voler dare nel mese di Luglio, che si rivelerà solo concluso in parte con la prima metà, occupa le lunghe giornate casalinghe.

Ma l'inizio del riambientamento a casa è anche segnato dalla prima visita da Londra. Organizzata e pianificata da mesi, praticamente fu tra le prime cose che ci siamo detti io e Adam, arriva a Roma Adam, e la sua amica Alex che non ho mai visto e conosciuto. Arrivano giovedì 07/07/2011, li vado a prendere a Ciampino con mio padre. Li portiamo a casa, pranzano alla tavola di mia madre, mischiando polpette alla pasta. Con la domanda di cosa fosse quello strano oggetto di porcellana in bagno (il bidet, ovviamente) confermano la loro inglesità al 100%.

Il primo giorno li accompagno io stesso a Roma, gli mostro come funziona il treno da Zagarolo, come prendere la metro alla Stazione Termini, andiamo al Vaticano, dopo anni risalgo sulla cupola, gli compro i biglietti per il giorno dopo ai Musei Vaticani. Al calar del sole li accompagno a Piramide. Adam si lamenta della visita a questo monumento. Ovviamente non mi aspetto che lo capisca, per me è affascinante una piramide così antica al centro di Roma. Alex, al contrario, è affascinata e gentile su tutto, forse si sente in imbarazzo ad essere ospitata da un estraneo e cerca di accondiscendere con ogni cosa che propongo o faccio. L'altro monumento da visitare che c'è a Piramide è Lorenzo. Ci siamo sentiti ieri, e messi d'accordo per oggi, per incontrarci qui. Neanche esco dalla stazione della metropolitana che un gigante buono di due metri mi abbraccia da dietro. Sono passati appena 5 giorni, ma quell'abbraccio mi ha fatto tanto tanto piacere. Ma la cosa che mi ha fatto più piacere è conoscere la luce dei suoi occhi, la sua fidanzata, Lavinia. Una ragazza che si materializza dopo ore di racconti del suo ragazzo innamorato. Due bei ragazzi, innamorati, e felici a cui auguro ogni bene. Riaccompagnata Lavinia a casa, Lorenzo ritorna a cena con noi.

Nelle successive giornate di venerdì e sabato Adam e Alex girano Roma da soli, io rimango a casa a studiare. Lasciano casa la mattina alle 9.00, e li reincontro la sera. Venerdì sera li vado a prendere a 0.00 al treno di Zagarolo, la giornata di sabato coi miei amici decidiamo di uscire a Roma (a Trastevere) proprio per permettermi di incontrarmi anche con loro e riportarmi a casa. Messa da parte la prima lite sfociata in seno a questo gruppo di amici ritrovato (ma le liti tra amici sono anche utili se costruttive), passiamo la serata sul lungo Tevere, in compagnia del mago "Guarda uno...". Seduto sulla mia sedia al tavolino di un pub, mi godo questo strano spettacolo: Matteo che parla con Adam, e penso all'unicità di questi incontri che ti regala un'esperienza come quella che ho fatto. Nella meravigliosa cornice di Roma, incontri tra ragazzi di Liverpool e ragazzi romani, con Francesca e Alice che cantano "Hey Jude" con Alex e Adam. Il solo pensarci adesso mi fa venire i brividi.

Domenica interrompo lo studio, accompagno Adam e Alex a Castel Gandolfo. In tre giorni hanno visto quello che volevano vedere a Roma, così gli faccio vedere un po' di Castelli. Poi sono cattolici, e credo l'opportunità di vedere il papa sia per loro qualcosa di unico. Infatti apprezzano moltissimo. Dopo il pranzo a Castel Gandolfo torniamo a casa a riposarci, poi per cena con i compagni di università andiamo ad Ariccia. E come ieri, anche oggi seduto sulla mia panca della fraschetta, vedo Adam che parla con Giordano, Alex con Antonio, e riviviamo tante esperienze Erasmus con tutti coloro che hanno vissuto i loro Erasmus nelle loro vite parallele. Ma nei loro occhi vedo la stessa luce che sento dentro di me. Ti cambia veramente la vita, o meglio il modo di vedere la vita. Dopo cena Buddha Smile e casa.

Impressioni: su Adam l'ho trovato molto ragazzino. Si lamentava di ogni cosa non andasse bene nella sua testa, delle abitudini degli italiani, di quanto loro inglesi erano invece migliori in tutto, non ha apprezzato neanche il cibo! Però in fondo ha solo 18 anni. Pensavo se anche io fossi stato così a quell'età. Ricordo che anche io quando sono andato in Irlanda a 16 anni non ho mangiato niente, e a parte i luoghi (mi è sempre piaciuto vedere luoghi nuovi), non ho molto apprezzato tradizioni e cibo locale. E sono d'accordo con lui sul fatto che noi italiani abbiamo molti difetti a confronto con gli inglesi. Ma ho anche notato che poi questi difetti di cui tutti si lamentano (ad esempio il parlare ad alta voce) possono comunque essere accettati per quello che sono, insomma senza lamentarsi come fosse la cosa più orribile del mondo. In fondo, dopo 9 mesi a Londra, posso dire che anche i perfetti inglesi hanno tanti problemi, forse meno evidenti ad una prima occhiata, ma che uno come Adam che ci vive dentro non può vendermi per nulli. La recente cronaca dalla Gran Bretagna forse mi influenza su questo giudizio.
Su Alex non esprimo commenti, non la conoscevo e quando conosco all'inizio una persona tendo sempre a giudicarla al meglio (a meno di comportamenti che mi danno fastidio sin dal principio).
Però tirando le somme sono contento che Adam sia stato qui, che mi abbia fatto parlare inglese, con grande sforzo dato che lui è madrelingua e parla il dialetto di Liverpool, e sono anche contento che il viaggio gli sia piaciuto. Era il primo viaggio senza famiglia, forse i suoi comportamenti infantili sono dovuti ad un'esigenza di vivere esperienze da solo. Spero di andare a Liverpool a trovarlo.

Che altro dire: Adam ha collassato nella vasca da bagno, ma sembra che collassare in vacanza Erasmus nei bagni degli ospitanti sia normale, successe a Valencia, è successo qui (tanto per chiudere con un'immagine orribilante).
In totale in quattro giorni in cui sono andati a Roma nel top del caldo (facevano 35 gradi), Alex si è fatta una doccia e Adam zero. Per rammentarvi di quanto gli inglesi siano sempre stati maestri di non-pulizia. 

Quando li riaccompagno a Ciampino lunedì 11/07/2011 il mio pensiero va ai prossimi ospiti. Ovviamente, mentre giravo per Roma con loro, non potevo che pensare a come sarà quando al loro posto, con cui non c'è mai stata grandissima confidenza, ci saranno Damien, Caterina, Maria o chiunque altro voglia riunire un po' di vite parallele in piccoli nodi. MrAl

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02/07/2011

Giorno 279 - E cala il sipario...

cala_sipario.jpgSono andato a dormire alle 4.00, ti pare che deve suonare l'allarme antincendio alle 8.45? Avevo programmato di dormire almeno un'altra mezz'ora. Invece presumo sia una gag del Wardening Team, un modo per ricordarci che entro le 10.00 di oggi, bisogna sgomberare tutti. Prima cosa che faccio appena alzatomi dal letto è mettere coperta, cuscino e lenzuolo nel cestone, poi vado in cucina per prendere le ultime cose rimaste, e li porto nella Laundry, dando in beneficienza le ultime mie proprietà (a parte le cose che ho preparato in una busta, la stessa di Fede, da lasciare in eredità alla Dile). Torno in camera, abbagliato dalla mia bacheca bianca, saluto Hoo che se ne va, il primo addio. finisco di chiudere le valigie, vedo una cosetta su Internet, poi metto anche il portatile nel bagaglio a mano, chiudo anche quello. Sono le 9.45, inizio a portare valigia per valigia fuori (pesano tantissimo, povero me). Alle 10.00, tra saluti e strette di mano di almeno una decina di miei compagni di Hall, sono fuori. Sul marciapiede vedo già il DrG, che parla con Adam, che mi viene a salutare, Maria, che è con i suoi bagagli, Samuel e la Dile, che hanno iniziato il loro trasloco verso la Fisher Hall, Francesca, fuori dalla sua Hall, cui do una mano con le valigie per unirsi al gruppo. Si sta lì fuori, quattro chiacchiere con gli Hall-mates. Arrivano Lorenzo e la Cate, che hanno lasciato le valigie dal loro Sub Warden, il mitico Adam, il mio Sub Warden preferito, alto, muscoloso, incute timore, ma invece è uno di noi, il primo a coprirci quando si violava qualche regola (anche perché spesso le violava anche lui).

E si comincia.
Si comincia con l'abbraccio al BuonAlbert, che lascio davanti alla casa 28 con un po' di tristezza. Chissà se in questi tre anni che lui passerà all'Imperial, durante una visita a Londra, che io non lo riveda, chissà.
Poi c'è il saluto a Maria, che se ne parte verso Oxford. Un abbraccio che vuole dire più di mille parole. Sarà sempre un pilastro portante di questa esperienza, un tassello fondamentale del puzzle che non voglio rimuovere per nulla. Ci sono state incomprensioni, idee differenti sulla visione del mondo, ma alle volte può solo che giovare ad entrambi avere qualcuno che la pensa differentemente da te, per una crescita condivisa ed un ripensamento delle proprie idee.
E poi il saluto ad Adam, che vedrò presto a Roma dato che mi viene a trovare con una sua amica. Il primo ospite Erasmus. Ne sono contento, nonostante la differenza d'età (lui è un fresher di 18 anni, e qualche suo comportamento è ancora da ragazzino), è un ragazzo più maturo degli anni che ha, e poi è cattolico, in questa barbara terra anglicana.
Poi, dato che il tempo incalza ed io ed il DrG alle 11.00 abbiamo l'autobus, ci dirigiamo verso la fermata di Evelyn Gardens. Lorenzo, Caterina e la Dile ci accompagnano fino a Victoria. Che piacevole sorpresa, specie per le mie povere braccia già stanche.
Alla fermata, il saluto a Francesca, che prende un taxi per arrivare in albergo. Le sta per uscire una lacrima, ma perché? Bisogna sorridere, sorridere a questa bella esperienza che volge verso il finale. È triste, certo, ma meglio rimandare le lacrime a quando si è soli, se proprio devono uscire, per il momento godiamoci gli ultimi attimi, nella certezza che ci rivedremo un giorno, sicuramente qui a Londra.

L'autobus corre veloce per le vie di Londra, mentre bisogna stare attenti ai bagagli che non travolgano i poveri passeggeri. Arriviamo a Victoria in un viaggio che non mi sono goduto per niente, durato un istante. Scendiamo, arriviamo con i bagagli davanti a questo autobus che ci porterà via. Sembra un passo così grande, prendere un autobus come tante volte prima. Carichiamo i bagagli, e poi gli abbracci.
A Diletta, entrata nel gruppo a metà esperienza, conosciuta ancora più tardi per strane coincidenze, ma con cui, fin dal primo momento, si è creato un rapporto confidenziale, come in quelle amicizie che sono legate dai primi momenti.
E poi i saluti più difficili.
A Caterina, che dà a me ed al DrG una lettera da aprire tassativamente in aereo. Chissà cosa ci sarà scritto? Macché, immagino benissimo cosa ci sarà scritto, tanto che la apro a casa. Non c'è bisogno di parlare, di mettere i puntini sulle i, tra me e la Cate. Si è creato un feeling che va oltre la parola.
L'ultimo saluto a Lorenzo, questo straordinario ragazzo romano di 20 anni, che mi ha saputo insegnare cose che non avrei mai potuto immaginare. In genere dagli amici si impara come si è noi stessi confrontandosi con l'altro, con lui invece spunti di riflessione nei nostri dialoghi che ci hanno fatto crescere insieme. Ma Lorenzo è di Roma, lo rivedrò di certo, un regalo che mi vuole dare quest'esperienza.

Salutati tutti si parte. Sono stanco, ho dormito poco, ma mentre percorro le vie di Londra, mentre lascio il Tamigi, il Big Ben, il Parlamento, St.Paul, il Tower Bridge, non dovrei cadere addormentato. Resisto finché posso, finché c'è Londra, poi la campagna fa da sonnifero.

Le vicessitudini in aereoporto sono nulla rispetto alle emozioni provate dalle 10.00 alle 11.00, un'ora di fuoco in cui ho rivisto tutti questi nove mesi. I bagagli erano troppo pesanti, ho dovuto mettermi quattro giacche addosso prima che una cordiale fredda signorina imbarcasse le due valigie. Imbacuccato come per andare a Mosca, perdo (o mi perdono) la Carta d'Imbarco. Fortuna che ne stampo sempre due copie. Arrivati al gate, pesano anche il bagaglio a mano. Tre chili di troppo, metto in tasca (e di tasche con quattro giacche ne avevo tante) di tutto, dalla batteria del laptop, a taccuini, ad un libro. Arrivo all'imbarco appesantito e goffo. Appena dentro l'aereo mi libero di tutto. Seduto affianco al DrG, che mi lascia il finestrino, vedo scorrere sotto di me la Gran Bretagna, la Manica, la Francia, poi nuvole, fino all'atterraggio.

Il saluto col DrG è stato un saluto normalissimo. Da domani lo rivedrò nella nostra università. E spendere sole due righe per lui è anche riduttivo. È stato un compagno di viaggio impeccabile con le sue mille pecche, ho imparato a conoscerlo e a conoscermi più a fondo. Abbiamo affrontato insieme esami, lezioni, amicizie, inimicizie, viaggi, visite, pasti. Senza di lui sarebbe stato tutto, profondamente, diverso.

C'è mamma ad aspettarmi al terminal, e stasera a casa ci sono i miei amici. Perché sì questo post è dedicato anche a loro, a coloro che mi hanno detto parti, divertiti, tanto ci ritrovi qui, come se te ne fossi andato solo ieri. E così è stato, intorno al tavolo di casa mia (mangiando pizza, finalmente) con il Maresciallo, GioGià, la Frà, il Ghiro, Cice e la Dottoressa. Ma senza togliere niente a chi invece vedrò nei giorni successivi perché, per un motivo o per un altro non è potuto venire, ovviamente mi riferisco a DoubleP, che sentirò il giorno dopo, a Belly, che mi verrà a trovare in settimana, o al Saggio, che vedrò nel prossimo week-end.

E se un pensiero va agli amici di sempre, a quelli decennali, un pensiero non può che andare anche ai miei compagni di università che ho lasciato quest'anno a Roma. DoubleM, MadamaRech, FeJò, GianLuke, Benedict, Gepp, lasciati ai loro esami, alle loro lauree, e ritrovati, anche loro, come se si mancasse da ieri, in aula tesisti. E coloro che sono partiti Erasmus, con le loro avventure da condividere con me, come Luke, visto a Londra, e DjStasio, che invece non vedo da un anno ormai. E VuVù, che anche se è un anno che se ne sta al Poli di Milano, a me sembra solo ora di rendermi conto che non studia più qui.

Beh, e poi un saluto vuole andare alla mia famiglia. A mio padre, che non mi ha fatto mancare nulla durante questi nove mesi, e a mia madre, che mi ha supportato in ogni momento di bisogno. Spero che le loro visite a Londra abbiano un minimo ricompensato il tempo speso.

Ma un ultimo pensiero va a Londra (in effetti si deve chiudere con Londra questo blog). A coloro che hanno lasciato la nave prima che affondasse definitivamente, che ho già salutato ma che risaluto qui. Ad Andrea, il primo vero addio che ho sentito, a Giovanni, con cui fino all'altroieri eravamo a South Kensington. Il fatto che siamo italiani, mi lascia una speranza di rivederli presto, lo spero, me lo auguro di cuore, ma si dice sempre così alla fine di ogni vacanza, spero solo che ogni tanto si avveri.
E poi la Fedin, grande punto di riferimento in questa vita parallela, la certezza di rivederla a Londra è un altro punto fisso. Telefonate e incontri, cene e racconti, che ci hanno fatto capire come è bello trovare, in esperienze simili, persone che condividono valori e principi uguali.
Scontato il finale, chiudo salutando e ringraziando Damien. Da figlio unico, da italiano, da persona che si è sempre giudicata non conforme alla media plebea, sono rimasto davvero sorpreso quando ho trovato così tanto in comune in un francese cresciuto in un ambiente completamente diverso dal mio. Pensieri, atti, esperienze di vita passata, esperienze fatte in momenti diversi in questi nove mesi, che coincidono. Frasi che senti dette da lui nonostante le hai pensate tu. Non è forse questa una definizione di un fratello?

Insomma, dopo aver ringraziato gli attori principali e gli spettatori di quest'esperienza, un saluto a tutti gli altri che mi hanno letto in questi mesi. Non credo che sia l'ultimo post del blog. Sicuramente col tempo, riflettendoci da lontano, avrò ancora qualcosa da dire su questa Imperial Experience. MrAl

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