Giorno 276 – Quei borsoni così pesanti

heavy-luggage.jpgSveglia alle 8.00, sono in camera di Caterina, corro in camera mia, mi vesto e mi preparo molto velocemente per stare fuori alle ore 8.30. Mi vedo con Lorenzo, abbiamo 15 minuti per raggiungere Prince’s Gardens, ed una fantastica ragazza circondata da valigie che sta lasciando Londra. Facciamo cinque minuti di ritardo, e Federica è già lì, circondata dai suoi bagagli: un trolley gigante, un borsone a mano, e la borsetta. Lorenzo prende il trolley, io il borsone. Perché il borsone? Non era forse più comodo portare il trolley che viaggia sulle sue ruote? Sì, come dico anche a Lorenzo. Ma ho talmente un peso dentro, come lo avevo quel 25 Giugno di pochi giorni fa, che avere un peso davanti da dover portare bilancia e mi distrae da quello che sto facendo. Insomma: uso lo sforzo fisico per non pensare allo sforzo psicologico. Federica è stata davvero un tassello di questo Erasmus non indifferente, ed ora, la devo e la voglio accompagnare all’autobus che la porterà via da me.

Arriviamo con una mezz’ora d’anticipo dopo aver percorso la subway per South Kensington ed aver preso di lì la metro, l’autobus è alle 11.00. Ci fermiamo in un bar per fare colazione, come da tradizione, questi strani enti che lasciano questa vita parallela, Damien prima, e Fede dopo, offrono la colazione alle tristi facce che li circondano. Fede ci offre cappuccino e cornetto, in un bar che, ironia della sorte, con i suoi ombrelloni e tavolini all’aperto, sembra un bar italiano. Finita la colazione, una piccola discesa. Su un muretto l’attesa dell’autobus, abbracci, saluti, qualche lacrima della Fede, e poi l’autobus parte. Un altro puff.

Torniamo verso casa io e Lorenzo, direzione Imperial College. Ci prendiamo un muffin al cioccolato, dicono che il cioccolato compensi i momenti tristi, certo il muffin è sempre il miglior muffin del mondo, ma la tristezza si attenua poco. Poi Lorenzo deve fare dei giri all’Imperial, lo accompagno, quando i nostri giri finiscono, torniamo verso casa. Pranziamo insieme, una pasta con il sugo della nonna (piena di cipolla a dire la verità, ma buona mica mi lamento) fatta da Lorenzo. Dopo mangiato, di corsa a lavarmi i denti, e me ne torno in camera, per farmi un riposino pomeridiano.

Quando mi sveglio immagino che niente sia successo 🙂 Dopo, una passeggiata per Londra, e quando il DrG e Lorenzo mi chiamano torno in Hall. Vogliamo andare a vedere The Green Lantern al cinema. Una bella serata al cinema è quello che ci vuole, penso, nonostante poi Maria ci sottolinerà quanto non sia carino andare al cinema il penultimo giorno di Erasmus, sinceramente stasera uscire ed iniziare a contare i superstiti, e proprio non mi va. Per andare al cinema dobbiamo intanto stampare i voucher per pagare la metà. Per fare questo aspettiamo che Hoo ritorni in camera: in fondo, ora posso chiedergli un favore, dopodomani non lo vedrò più, il sentimento di debito è più attutito. Stampati i biglietti, pensiamo alla cena. Voglio farmi le patate che mi sono avanzate, oggi poi, la voglia di patata si sente. Abbiamo poco tempo, dobbiamo uscire alle 9.00 e sono le 8.15. Alla fine tra sbucciare in due, cucinare (e nell’attesa fare una doccia) e cenare si fanno le 9.10. Camminando in fretta, riusciamo comunque a raggiungere il cinema e prendere i biglietti per tempo. Aspettando un amico di Lorenzo che ci raggiungesse, ci evitiamo gran parte della pubblicità.

Le seguenti due ore le passiamo in una sala di cinema, gli unici pensieri sono l’adattarsi alle regole di questo universo presentato dalla DC Comics, mangiando Digestive e bevendo Coca-Cola. Il film è carino, uno di quei film che dentro non ti lascia proprio niente, ma che di certo scorre rapido nelle azioni e nella dinamica della classica lotta contro il male. C’è anche la solita scena dopo i titoli che farà da ponte per un’eventuale film a seguire. Usciti dal cinema, rotta verso il pub a South Kensington che chiude un po’ più tardi. Arriviamo lì, ordiniamo da bere, e dopo poco arrivano il gruppo di ragazzi proveniente dalla Union: Maria, Pierre, un’altra ragazza australiana con i tratti cinesi, ma soprattutto Giovanni. Domani pomeriggio lascia Londra, questa è la sua serata. Tra quattro chiacchiere in compagnia, il pub chiude, la gente all’aperto si dirada. Quando l’amico di Lorenzo prende il suo autobus per arrivare dall’altra parte di Londra (povero ragazzo), torniamo a casa: io, il DrG, Lorenzo e Maria. Pierre come al solito è sparito, ha l’encomiabile dote di dissolversi ogni tanto.

Arrivati in Hall è tempo di andare a dormire. È tempo di mettere fine al mese di Giugno, l’ultimo mese Erasmus. Domani si tirano le somme, e dopodomani si parte, saremo tra gli ultimi a fare puff, tra gli ultimi a portare quei borsoni così pesanti. MrAl

Giorno 276 – Quei borsoni così pesantiultima modifica: 2011-06-30T11:28:00+02:00da signoral
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