Giorno 279 – E cala il sipario…

cala_sipario.jpgSono andato a dormire alle 4.00, ti pare che deve suonare l’allarme antincendio alle 8.45? Avevo programmato di dormire almeno un’altra mezz’ora. Invece presumo sia una gag del Wardening Team, un modo per ricordarci che entro le 10.00 di oggi, bisogna sgomberare tutti. Prima cosa che faccio appena alzatomi dal letto è mettere coperta, cuscino e lenzuolo nel cestone, poi vado in cucina per prendere le ultime cose rimaste, e li porto nella Laundry, dando in beneficienza le ultime mie proprietà (a parte le cose che ho preparato in una busta, la stessa di Fede, da lasciare in eredità alla Dile). Torno in camera, abbagliato dalla mia bacheca bianca, saluto Hoo che se ne va, il primo addio. finisco di chiudere le valigie, vedo una cosetta su Internet, poi metto anche il portatile nel bagaglio a mano, chiudo anche quello. Sono le 9.45, inizio a portare valigia per valigia fuori (pesano tantissimo, povero me). Alle 10.00, tra saluti e strette di mano di almeno una decina di miei compagni di Hall, sono fuori. Sul marciapiede vedo già il DrG, che parla con Adam, che mi viene a salutare, Maria, che è con i suoi bagagli, Samuel e la Dile, che hanno iniziato il loro trasloco verso la Fisher Hall, Francesca, fuori dalla sua Hall, cui do una mano con le valigie per unirsi al gruppo. Si sta lì fuori, quattro chiacchiere con gli Hall-mates. Arrivano Lorenzo e la Cate, che hanno lasciato le valigie dal loro Sub Warden, il mitico Adam, il mio Sub Warden preferito, alto, muscoloso, incute timore, ma invece è uno di noi, il primo a coprirci quando si violava qualche regola (anche perché spesso le violava anche lui).

E si comincia.
Si comincia con l’abbraccio al BuonAlbert, che lascio davanti alla casa 28 con un po’ di tristezza. Chissà se in questi tre anni che lui passerà all’Imperial, durante una visita a Londra, che io non lo riveda, chissà.
Poi c’è il saluto a Maria, che se ne parte verso Oxford. Un abbraccio che vuole dire più di mille parole. Sarà sempre un pilastro portante di questa esperienza, un tassello fondamentale del puzzle che non voglio rimuovere per nulla. Ci sono state incomprensioni, idee differenti sulla visione del mondo, ma alle volte può solo che giovare ad entrambi avere qualcuno che la pensa differentemente da te, per una crescita condivisa ed un ripensamento delle proprie idee.
E poi il saluto ad Adam, che vedrò presto a Roma dato che mi viene a trovare con una sua amica. Il primo ospite Erasmus. Ne sono contento, nonostante la differenza d’età (lui è un fresher di 18 anni, e qualche suo comportamento è ancora da ragazzino), è un ragazzo più maturo degli anni che ha, e poi è cattolico, in questa barbara terra anglicana.
Poi, dato che il tempo incalza ed io ed il DrG alle 11.00 abbiamo l’autobus, ci dirigiamo verso la fermata di Evelyn Gardens. Lorenzo, Caterina e la Dile ci accompagnano fino a Victoria. Che piacevole sorpresa, specie per le mie povere braccia già stanche.
Alla fermata, il saluto a Francesca, che prende un taxi per arrivare in albergo. Le sta per uscire una lacrima, ma perché? Bisogna sorridere, sorridere a questa bella esperienza che volge verso il finale. È triste, certo, ma meglio rimandare le lacrime a quando si è soli, se proprio devono uscire, per il momento godiamoci gli ultimi attimi, nella certezza che ci rivedremo un giorno, sicuramente qui a Londra.

L’autobus corre veloce per le vie di Londra, mentre bisogna stare attenti ai bagagli che non travolgano i poveri passeggeri. Arriviamo a Victoria in un viaggio che non mi sono goduto per niente, durato un istante. Scendiamo, arriviamo con i bagagli davanti a questo autobus che ci porterà via. Sembra un passo così grande, prendere un autobus come tante volte prima. Carichiamo i bagagli, e poi gli abbracci.
A Diletta, entrata nel gruppo a metà esperienza, conosciuta ancora più tardi per strane coincidenze, ma con cui, fin dal primo momento, si è creato un rapporto confidenziale, come in quelle amicizie che sono legate dai primi momenti.
E poi i saluti più difficili.
A Caterina, che dà a me ed al DrG una lettera da aprire tassativamente in aereo. Chissà cosa ci sarà scritto? Macché, immagino benissimo cosa ci sarà scritto, tanto che la apro a casa. Non c’è bisogno di parlare, di mettere i puntini sulle i, tra me e la Cate. Si è creato un feeling che va oltre la parola.
L’ultimo saluto a Lorenzo, questo straordinario ragazzo romano di 20 anni, che mi ha saputo insegnare cose che non avrei mai potuto immaginare. In genere dagli amici si impara come si è noi stessi confrontandosi con l’altro, con lui invece spunti di riflessione nei nostri dialoghi che ci hanno fatto crescere insieme. Ma Lorenzo è di Roma, lo rivedrò di certo, un regalo che mi vuole dare quest’esperienza.

Salutati tutti si parte. Sono stanco, ho dormito poco, ma mentre percorro le vie di Londra, mentre lascio il Tamigi, il Big Ben, il Parlamento, St.Paul, il Tower Bridge, non dovrei cadere addormentato. Resisto finché posso, finché c’è Londra, poi la campagna fa da sonnifero.

Le vicessitudini in aereoporto sono nulla rispetto alle emozioni provate dalle 10.00 alle 11.00, un’ora di fuoco in cui ho rivisto tutti questi nove mesi. I bagagli erano troppo pesanti, ho dovuto mettermi quattro giacche addosso prima che una cordiale fredda signorina imbarcasse le due valigie. Imbacuccato come per andare a Mosca, perdo (o mi perdono) la Carta d’Imbarco. Fortuna che ne stampo sempre due copie. Arrivati al gate, pesano anche il bagaglio a mano. Tre chili di troppo, metto in tasca (e di tasche con quattro giacche ne avevo tante) di tutto, dalla batteria del laptop, a taccuini, ad un libro. Arrivo all’imbarco appesantito e goffo. Appena dentro l’aereo mi libero di tutto. Seduto affianco al DrG, che mi lascia il finestrino, vedo scorrere sotto di me la Gran Bretagna, la Manica, la Francia, poi nuvole, fino all’atterraggio.

Il saluto col DrG è stato un saluto normalissimo. Da domani lo rivedrò nella nostra università. E spendere sole due righe per lui è anche riduttivo. È stato un compagno di viaggio impeccabile con le sue mille pecche, ho imparato a conoscerlo e a conoscermi più a fondo. Abbiamo affrontato insieme esami, lezioni, amicizie, inimicizie, viaggi, visite, pasti. Senza di lui sarebbe stato tutto, profondamente, diverso.

C’è mamma ad aspettarmi al terminal, e stasera a casa ci sono i miei amici. Perché sì questo post è dedicato anche a loro, a coloro che mi hanno detto parti, divertiti, tanto ci ritrovi qui, come se te ne fossi andato solo ieri. E così è stato, intorno al tavolo di casa mia (mangiando pizza, finalmente) con il Maresciallo, GioGià, la Frà, il Ghiro, Cice e la Dottoressa. Ma senza togliere niente a chi invece vedrò nei giorni successivi perché, per un motivo o per un altro non è potuto venire, ovviamente mi riferisco a DoubleP, che sentirò il giorno dopo, a Belly, che mi verrà a trovare in settimana, o al Saggio, che vedrò nel prossimo week-end.

E se un pensiero va agli amici di sempre, a quelli decennali, un pensiero non può che andare anche ai miei compagni di università che ho lasciato quest’anno a Roma. DoubleM, MadamaRech, FeJò, GianLuke, Benedict, Gepp, lasciati ai loro esami, alle loro lauree, e ritrovati, anche loro, come se si mancasse da ieri, in aula tesisti. E coloro che sono partiti Erasmus, con le loro avventure da condividere con me, come Luke, visto a Londra, e DjStasio, che invece non vedo da un anno ormai. E VuVù, che anche se è un anno che se ne sta al Poli di Milano, a me sembra solo ora di rendermi conto che non studia più qui.

Beh, e poi un saluto vuole andare alla mia famiglia. A mio padre, che non mi ha fatto mancare nulla durante questi nove mesi, e a mia madre, che mi ha supportato in ogni momento di bisogno. Spero che le loro visite a Londra abbiano un minimo ricompensato il tempo speso.

Ma un ultimo pensiero va a Londra (in effetti si deve chiudere con Londra questo blog). A coloro che hanno lasciato la nave prima che affondasse definitivamente, che ho già salutato ma che risaluto qui. Ad Andrea, il primo vero addio che ho sentito, a Giovanni, con cui fino all’altroieri eravamo a South Kensington. Il fatto che siamo italiani, mi lascia una speranza di rivederli presto, lo spero, me lo auguro di cuore, ma si dice sempre così alla fine di ogni vacanza, spero solo che ogni tanto si avveri.
E poi la Fedin, grande punto di riferimento in questa vita parallela, la certezza di rivederla a Londra è un altro punto fisso. Telefonate e incontri, cene e racconti, che ci hanno fatto capire come è bello trovare, in esperienze simili, persone che condividono valori e principi uguali.
Scontato il finale, chiudo salutando e ringraziando Damien. Da figlio unico, da italiano, da persona che si è sempre giudicata non conforme alla media plebea, sono rimasto davvero sorpreso quando ho trovato così tanto in comune in un francese cresciuto in un ambiente completamente diverso dal mio. Pensieri, atti, esperienze di vita passata, esperienze fatte in momenti diversi in questi nove mesi, che coincidono. Frasi che senti dette da lui nonostante le hai pensate tu. Non è forse questa una definizione di un fratello?

Insomma, dopo aver ringraziato gli attori principali e gli spettatori di quest’esperienza, un saluto a tutti gli altri che mi hanno letto in questi mesi. Non credo che sia l’ultimo post del blog. Sicuramente col tempo, riflettendoci da lontano, avrò ancora qualcosa da dire su questa Imperial Experience. MrAl

Giorno 279 – E cala il sipario…ultima modifica: 2011-07-02T15:57:00+02:00da signoral
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